Il Modello Drosi
Gazzetta del sud 22/01/2011
Il "modello Drosi" per l'accoglienza fa scuola in Italia
Francesco Inzitari , Rizziconi
Il nome di Rizziconi, in passato, è apparso sui media per notizie non certo invidiabili. E allora fa piacere, ogni tanto, presentare anche l'altra faccia della medaglia, città buona, positiva, aperta agli altri.
A Drosi, popolarissima frazione di Rizziconi, gli immigrati umiliati, attaccati e minacciati durante la rivolta di Rosario dello scorso anno, hanno trovato finalmente una dimensione umana. Una casa, un piatto caldo, attenzioni da parte dei cittadini italiani.
Merito della Caritas locale, guidata dal solerte Francesco Galluccio e da don Nino La Rocca, titolare della parrocchia San Martino, che hanno creato una vera e propria rete sociale di aiuto ai lavoratori extracomunitari che vivono sul territorio di Drosi. Non sono pochi, se si pensa che settimanalmente, ogni sera di martedì, a ottanta persone, viene offerto gratuitamente anche un piatto caldo.
Africani, europei dell'est, mediorientali: tutti hanno una casa, dignitosissima, per usufruire della quale pagano una cifra mensile simbolica. E i cittadini di Drosi li aiutano, li sostengono, fanno in modo che tutto vada per il verso giusto. Vogliono semplicemente ridare dignità a chi non ce l'aveva più, la aveva messa in gioco per cercare fortuna, o almeno per sfuggire dalla sfortuna.
Ora si parla di "modello Drosi". Don Nino La Rocca, preferisce una definizione molto più ampia e universale: modello Vangelo. È la cittadinanza che aiuta chi è in difficoltà, l'altro da sé, il prossimo. Il presidente della Caritas Galluccio ha spiegato come funziona il "modello", ha descritto la vita quotidiana dei migranti, il cui unico impegno, nelle case affittate, è mantenere ordine e pulizia.
Viva il modello Drosi, dunque, o come lo si voglia chiamare. Perché dimostra, finalmente, che anche in Calabria si può pensare all'altro. C'è una Caloria migliore e a Drosi è finalmente venuta fuori.
A riprova di tutto ciò, domenica scorsa la Caritas di Drosi ha esordito nella trasmissione "A sua immagine" in onda su Rai 1. Va anche evidenziato che sul n. 3 di Famiglia Cristiana del 16 gennaio, il parroco don Nino La Rocca, intervistato ha risposto: <<Ci siamo proposti come garanti degli affitti nei confronti dei proprietari. È come se gli appartamenti li prendessimo noi e siamo sempre noi a controllare che tutto proceda per il meglio>> .
Dal canto suo, invece, il direttore della Caritas Diocesana Vincenzo Alampi, ha dichiarato che <<le nuove etnie vanno a ripopolare le zone più antiche. Le strade abbandonate ricominciano a vivere. Così facendo, ha concluso Alampi, vogliamo fare diventare visibili i nostri fratelli invisibili>> .
Reggio Calabria notizie del 20/01/2011
Immigrati Rosarno, Drosi diventa modello di accoglienza
Il fatto on-line
"Ero forestiero e mi avete accolto", con questo brano del Vangelo il parroco della piccola frazione Drosi di Rizziconi ha stimolato la buona volontà dei cittadini e, soprattutto, della Caritas locale, tanto da far sorgere un'iniziativa per risolevere il problema abitativo dei lavoratori migranti che è stata appunto denominata "modello Drosi" .
Il volontariato fa da garante ai migranti, quelli della rivolta di Rosarno di un anno fa, quelli che vivevano e vivono spesso anche oggi in tuguri senza elettricità e con lettini da ferrovecchio. Da garanti nei confronti di chi vuole affittare un appartamento decente. Intervistato oggi dal Tg3 Calabria, il presidente della Caritasi di Drosi dice che i migranti pagano affitti accessibili per case dignitose, con luce ed acqua. L'associazione anticipa le quote dell'affitto.
Per i residenti l'unico impegno è mantenere ordine e pulizia nella casa.Il parroco spiega al Tg3 che non c'è nessun modello Drosi, "è il modello del Vangelo". La frase detta da Gesù ai discepoli, destinata a diventare una delle sette opere di misericordia corporale, ha trovato concreta applicazione. Il volontariato lavora anche per l'integrazione degli immigrati nella piccola frazione, per favorire amicizia tra loro e gli italiani.
Un tempo terra di emigrazione, con molte case lasciate vuote dai rizziconesi partiti per trovare lavoro, oggi Drosi è terra di immigrazione, con schiere di disperati che cercano giornate di duro lavoro in cambio di modesti compensi - con le arance pagate 5 centesimi al chilo, un agricoltore non può permettersi troppo fasto - per mandare qualcosa alle famiglie.Integrare i migranti vuol dire anche ripopolare Drosi, evitare che la frazione muoia e diventi un villaggio fantasma, i rizziconesi l'hanno capito.
Il Domani del 07/01/2011
Dossier Radici, emergenza Rosarno: un modello di accoglienza dal basso
Redazione Desk
ROSARNO - <<Prima il tetto, poi il cibo>> . E’ semplice, quasi banale, la filosofia sulla quale si regge il "modello Drosi" che, ad un anno dalla rivolta dei "neri" di Rosarno, emerge da un’anticipazione del Dossier Radici, frutto del monitoraggio sulle condizioni di vita dei lavoratori extracomunitari (100 schede redatte), promosso lo scorso autunno da Action Diritti in movimento, daSud onlus, Libera Piana e Tenda di Abramo.
Poco meno di trecento abitanti, Drosi è una minuscola frazione del Comune di Rizziconi, Piana di Gioia Tauro. Qui, ad un tiro di schioppo da Rosarno, la Caritas ha allestito, ogni martedì sera, un servizio mensa per i lavoratori migranti approdati in questo lembo di Calabria per la raccolta degli agrumi. Ma l’impegno maggiore dei volontari cattolici - memori delle condizioni di vita sub umane in cui è maturata la rivolta del 7 gennaio 2010 - si è rivolto a dare un tetto ai migranti.
La soluzione al problema è stata adottata attraverso un’azione semplice e a costo zero: un modello di accoglienza dal basso, come la definiscono. <<Ci siamo proposti come garanti - spiega don Nino Larocca, parroco della chiesa di San Martino - nei confronti dei proprietari. E’ come se gli appartamenti li prendessimo in affitto noi e siamo noi a controllare che tutto proceda per il meglio>>. <<Possiamo anche dargli da mangiare - gli fa eco Francesco Galluccio, "Ciccio" per tutti gli africani - ma se non hanno un posto dove sedersi attorno ad un tavolo che vita è? Prima viene la casa, poi il cibo>>. Dopo i fatti di Rosarno, alla luce dell’emergenza che ore e ore di scontri hanno reso evidente a tutti, sono nate anche altre esperienze.
La Tenda di Abramo, a Polistena - come documenta il Dossier Radici - è una di queste. Un appartamento da utilizzare e la presenza di quattro degli africani feriti negli scontri hanno spinto Walter Tripodi a impegnarsi per dare ai lavoratori extracomunitari la possibilità di seguire un percorso di inserimento lavorativo con la cooperativa Valle del Marro di Libera Terra nata sui beni confiscati alla ’ndrangheta e animata da don Pino Demasi di Libera Piana. Ex cartiera Rognetta e Opera Sila di Rosarno, Collina di Rizziconi ma anche la miriade di casolari malmessi, vecchie case abbandonate e ruderi di campagna: sono state queste le stazioni in cui si è sviluppato il cammino di impegno degli autori del Dossier Radici. Angoli disabitati, nel verde della Piana, dove rimangono ancora visibili i segni della rivolta dello scorso anno.
<<Nessun corposo assembramento - è scritto nel dossier - nessun Grand Hotel Africa>>. A novembre 2010, quando è stato redatto il dossier, la geografia della presenza africana sul territorio presentava nuovi contorni profondamente condizionati dai fatti di Rosarno. Cambiano le forme, ma la sostanza rimane più o meno la stessa. In una vecchia casa alla periferia della cittadina calabrese, schegge di umanità ai margini della società civile si addormentano senza sapere se la lunga crepa sul muro della facciata di quel rudere scelto come riparo si spalancherà di notte.
<<Quando piove - dice - Gabe che la crisi della fabbrica del nord dove lavorava ha fatto naufragare in Calabria - vado a vedere se i miei amici stanno bene o se è crollato tutto. Vivere in questo modo è impossibile>> . Marcus, 40 anni, veniva dal Gambia, ma non potrà raccontare la sua odissea. Se n’é andato a metà novembre in un letto dell’ospedale di Lamezia Terme per le complicazioni legate ad una polmonite bilaterale. A Rosarno è trascorso un anno, è l’amara conclusione, ma il cammino verso il riconoscimento di diritti è ancora lungo. <<Qui - è uno dei passaggi del dossier - tutto è cambiato ma nulla è veramente cambiato>>.